| FESTA
dell'ARTIGLIERIA
15 Giugno "BATTAGLIA del SOLSTIZIO" |
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"Oggi è la festa della nostra Arma. Un'Arma che a partire dal XIV secolo è entrata a far parte degli Eserciti quale terzo ed indispensabile elemento della Battaglia. Essa è l'erede delle armi da getto che, con l'invenzione della polvere da sparo (ad opera del tedesco Bertold SCHWARZ), diedero luogo a quella macchina termobalistica denominata Artiglieria. Possiamo dire che i progressi di questa Arma sono da attribuire, orgogliosamente, alla genialità italiana. Infatti è nel 1467 che Bartolomeo COLLEONI crea l'artiglieria da campagna e nel 1500 che Alfonso D'ESTE costruisce ottime artiglierie ed inventa la granata, nel 1560 viene costruita una fonderia di cannoni a Torino. Poi vi è una lunga pausa tecnica. Ma la svolta soprattutto di valore tecnico si ebbe nel XIX secolo per opera di quello cheviene definito il padre dell'Arma, il Gen. (allora capitano) Giovanni CAVALLI, con la realizzazione nel 1837 di un affusto leggero e nel 1845 con l'invenzione della rigatura della bocca da fuoco. Non solo ma anche il materiale usato nelle fonderie di Napoli e di Torino e successivamente, già con l'Italia unita, nel 1892 con l'utilizzo dell'acciaio. Cosi che le gittate che con con le artiglierie di bronzo, all'inizio del XIX secolo, superavano di poco i 1000 m, aumentarono sino ai 3000 m per poi raggiungere gli 8000 m ed oltre. Alla vigilia del 1° conflitto mondiale l'Italia disponeva di parecchi calibri e principalmente di un cannone da 75 m/m ed un obice da 149 m/m con gittate rispettivamente di 12 ed 8 km. Per quanto ha trattato alla mobilità, da ippotrainate le artiglierie diventarono motorizzate e nel 1942 nacquero le specialità corazzate e controcarri. Dal secondo dopoguerra e sino ad oggi l'ammodernamento delle artiglierie è continuo; per riferirci alla sola artiglieria terrestre, si passa dagli 88/27 inglesi ai 105/22 ed ai 155/23 USA sia ruotati che cingolati. L'arma inoltre incorporala componente missilistica con l'HONEST JOHN da 762 m/m e rinnova nel 1959 i pezzi con l'italiano 105/14 in dotazione alle truppe di montagna e paracadutiste. Con l'arma nucleare tattica si addiviene ai nuovi semoventi: l'M 109 da 155, l'M 55 da 203 e l'M 107 da 175, ricalibrato poi in 203, con gittata di 32 km. Nel 1975 si ha l'entrata in servizio del semovente PzH 2000 da 155/22. Conseguente al miglioramento tecnico migliorano le gittate con tendenza a superare i 50 km. E' intuitivo come anche il progresso informatico sia entrato a far parte dell'arma che impiega mezzi tecnici adeguati, per consentire: il sistema di comando e controllo del fuoco, la sorveglianza radar del campo di battaglia e l'acquisizione degli obbiettivi, ed infine il supporto tecnico specialistico. Ma non si tratta solo di progresso tecnico, perché, come noto a tutti, quale arma combattente l'artiglieria ha partecipato a tutte le campagne. Già nel 1812 gli artiglieri italianiparteciparono, con Napoleone, alla campagna di Russia; mente l'ACCADEMIA di ARTIGLIERIA fu istituita nel 1821. Ma per rimanere all'Italia unificata sono da ricordare:
Ma per celebrare degnamente questa ricorrenza, non si può non sottolineare due eventi che si sono verificati ed in cui rifulse l'eroismo de nostri artiglieri. Il Primo è relativo alla battaglia di ADUA del 1° marzo 1896 in cui le batterie siciliane si batterono sino alla morte ed i cui uomini sono ricordati dal monumento in questa sede. Nel 1896 gli italiani in Africa dovettero combattere in sato di inferiorità numerica contro oltre 100.000 agli ordini del Negus, sia pure armati solo di fucili; i nostri erano circa 20.000 con 52 cannoni. Attacati da tutte le parti gli italiani si difesero con eroismo ed anche gli schieramenti di artiglieria furono attaccati direttamente. Le batterie siciliane, la 3^ e la 4^, al comando rispettivamente dei Capitani BIANCHINI e MASOTTO, erano inquadrate in una brigata di artiglieria, il cui comandante aveva dato ordine di sparare sino all'ultimo colpo, dicendo ad Ufficiali e artiglieri di "farsi uccidere accanto ai loro pezzi". E, con eroica fermezza, l'ordine fu eseguito. Il Cap. BIANCHINI, già ferito, colpito nuovamente, stramazzava stringendo tra le braccia uno dei suoi cannoni. Il Cap. MUSOTTO mantenne l'impegno coi soldati assunto la notte prima, cui aveva detto: "se avete un momento di dubbio, guardatemi in faccia; se vi accorgerete che ho paura, scappate pure, io vi autorizzo". Cadde, mentre si difendeva a revolverate, su uno dei suoi pezzi. Anche gli altri Ufficiali caddero e le loro batterie siciliane furono annientate. Ma soffermiamoci adesso al 1° conflitto mondiale, perché è in questa guerra che l'Arma ha espresso il meglio delle sue capacità, in particolar modo nella battaglia del solstizio del 1918 sul Piave. Sul fiume si fronteggiavano 49 Divisioni austriache con 5500 pezzi e 44 Divisioni italiane con 5100 pezzi. L'attacco nemico ebbe un inizio favorevole, ma fu respinto: a determinare il fallimento fu l'azione poderosa, incalzante sia diurna che notturna dell'artiglieria italiana; fu la sua azione che sistematicamente distrusse traghetti e guadi ed isolò gli attaccanti dai rifornimenti. Partecipò attivamente anche l'artiglieria pesante che non lasciò le posizioni malgrado la minaccia dalla vicinanza del nemico: infatti le batterie anche a poche centinaia di metri dal nemico continuarono a battere i ponti sino all'esaurimento delle munizioni ed a rischio della vita. Si infranse così, dopo otto giorni di intenso combattimento, il sogno austriaco. E questa battaglia fu la premessa importante di quella di Vittorio Veneto che nell'ottobre dello stesso anno piegò l'Esercito imperiale. In tale offensiva l'artiglieria italiana disponeva di quasi 5000 pezzi contro 1 2500 del nemico. Era necessario, anzi di fondamentale importanza, neutralizzare l'artiglierie nemiche: fu pertanto indispensabile organizzare dettagliatamente la controbatteria con ingente consumo di munizioni. L'organizzazione fu adeguata e si dimostrò essenziale per la vittoria. Il successo dell'artiglieria, noto a tutti gli Eserciti, fece si che gli Ufficiali italiani fossero chiamati per il mondo, dalla Turchia all'Argentina ed altrove, ad istruire gli Ufficiali di artiglieria di altri Eserciti. Questo perché quella del solstizio è stata una battaglia, forse unica nella storia, vinta dall'artiglieria. E, se prima la Festa della nostra bella e gloriosa Arma aveva la sua ricorrenza il 30 Maggio che era l'anniversario della battaglia di Goito del 1848, cioè prima dell'unità d'Italia, fu sentito il bisogno di una ricorrenza nazionale unitaria per la quale la scelta della battaglia del solstizio non poteva che essere obbligata, e così è dal 1923 che tale ricorrenza cade appunto il 15 di Giugno. In conclusione è una ricorrenza che ricorda e celebra quel periodo che tra giugno ed ottobre condusse alla fine vittoriosa di una guerra che l'Esercito italiano, inferiore per numero e mezzi, visse per 41 mesi con fede incrollabile e tenace calore, facendo si che i resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalissero in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza. E per chiudere emblematicamente è da ricordare la concessione della Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Bandiera dell'Artiglieria, la cui motivazione non potrebbe essere più significativa: "Sempre e dovunque, con abnegazione, prodigò il suo valore, la sua perizia, il suo sangue, agevolando le fanterie, in meravigliosa gara di eroismi, il travagliato cammino per la grandezza della Patria". Viva l'Artiglieria ! Viva l'Italia !!!" |
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